HO DECISO CHE LA FENICE E’ FEMMINA

Questa mattina mi sono svegliata con in testa un argomento suggeritomi da una delle mie incursioni (notturne) random su Google.

(prendetevi due minuti per leggerlo, vi piacerà; se non vi piacerà vi sarò debitrice di due minuti)

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna
in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o
la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un
lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei
all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei
terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore
che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che
devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto
bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata
talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non
sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e
avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul
motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti
asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso
al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori
migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli,
che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre
avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al
mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche
per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…
Diego Cugia, alias Jack Folla

Ecco…io questa mattina, mentre preparavo la colazione, ho proprio pensato che tutte le donne che ho avuto la fortuna di conoscere sono così. Ogni giorno ne incontro, ne sento o ne leggo le storie.

Nel posto in cui lavoravo, ad esempio, avevamo introdotto le quote azzurre perché, oltre al Presidente, si contavano soltanto due abitanti di Marte.

Sia chiaro, io non sono una femminista convinta (non amo gli estremismi in generale), ma negli anni in cui la mia vita era tutta meeting e quarter’s target ho lavorato con molti uomini. Mi piace lavorare con gli uomini. E’ facile.  “Devo andare dal punto A al punto B. Linea retta. Stop.”

Con le donne è più complicato: sulla strada da A a B ci sono innumerevoli deviazioni, alternative, possibilità…vuoi mettere che stimolo?!

Su Venere in apparenza c’è più competizione. A chi mette il tacco più alto, a chi trova per prima la soluzione…ma in realtà anche “lei” ha passato notti sveglia perché il figlio aveva gli incubi, anche lei ha dato “baci magici” a ginocchia sbucciate, anche a lei non interessa stare in ufficio fino alle 20.00 a parlare del niente per fare impressione (effimera) al capo..perché anche lei fa bene il suo lavoro, ma deve fare goal entro le 19.00, che poi chiude il supermercato e deve mettere insieme una cena, cambiare pelle, firmare diari e ascoltare la giornata di tutti. Anche lei non ne può più di battute sessiste -che non fanno ridere neanche più mio nonno- mascherate da “dai..sei UNO di noi!”. Anche lei, prima o dopo, si è accorta di quanto sia vero che deve “correre il doppio” perchè i suoi talenti (a volte) vengano apprezzati e premiati.

In ufficio eravamo rimaste in 4. La crisi ha picchiato duro anche “nell’oasi felice” dove pensavamo di essere al sicuro dagli uragani finanziari e dagli scompensi psicofisici che si portano dietro.

In 4 contavamo 2 mariti, 1 ex marito (il mio), 1 ex fidanzato (il mio), 1 quasimarito, 6 figli, 4 cicli mestruali non sincronizzati (per fortuna), 3 cani, 2 gatti, 2 mutui e un fantastiliardo di sinapsi sempre in connessione….era complicato.

Eppure, ognuna di noi, dopo essere caduta sulle proprie ginocchia, dopo aver prosciugato la sorgente d’acqua nello stomaco, dopo aver scavato e parlato parlato parlato, si è riscoperta. REINVENTATA.

Chi cucina, chi cuce, chi dipinge, chi scrive, chi fotografa, chi conta.

Serve una strategia: e non saremo MAI PIU’ quelle di prima.

LA FENICE E’ SENZ’ALTRO FEMMINA!

 

 

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